La fine della guerra fredda, rappresentata dalla caduta del muro di Berlino nel 1989 e dalla cessazione della contrapposizione USA-URSS ha rappresentato un evento di portata epocale, sancendo il trionfo della democrazia liberale e la nascita di un nuovo ordine internazionale.Ad oltre vent’anni da quella data le vicende che hanno interessato la Comunità internazionale hanno completamente disatteso le ottimistiche aspettative iniziali: i conflitti armati si sono moltiplicati, provocando la contestuale proliferazione di armi letali e di distruzione di massa ed è cresciuta la disuguaglianza tra Paesi forti e Paesi deboli (nella forma del «neoimperialismo»).La globalizzazione indotta dal liberismo economico ha permesso alle multinazionali di arricchirsi a dismisura tanto da ridurre alla fame i paesi da esse economicamente dipendenti provocando pericolose insurrezioni nei confronti di poteri costituiti notoriamente al loro servizio (Tunisia, Egitto e Yemen) e cagionando, con sconsiderate politiche industriali, irreversibili danni all’equilibrio ambientale.Si assiste inoltre ad una pericolosa acquiescenza della Comunità internazionale alle crescenti violazioni sistematiche dei diritti umani (si pensi alla strage di curdi e musulmani sciiti, al genocidio dei bosniaci nella ex Jugoslavia e dell’etnia tutsi in Ruanda, alla situazione dei profughi palestinesi).In questo contesto, scopo primario di un manuale di diritto internazionale è di non limitarsi ad illustrare le norme formalmente vigenti, ma stimolare chi legge ad interpretarle alla luce dei principi sanciti a tutela dell’ordine pubblico del «corpo sociale» internazionale.È imbarazzante, oggi, «declinare» i capitoli dello Statuto delle Nazioni Unite e dare un senso alla «tutela della pace e della sicurezza internazionali» quando persino il nostro Paese è trascinato in conflitti armati per l’«autodifesa» da presunti terroristi che, statistiche alla mano, hanno arrecato meno danni di quanto non abbia fatto l’introduzione delle misure adottate in nome di un ingiustificato «diritto» alla «guerra preventiva».L’invito ai lettori è di tenere conto delle «regole giuste» e vigilare con coscienza e libertà di pensiero sulla loro applicazione, valutando, nel rispetto delle stesse, l’effettivo evolversi della situazione mondiale.
Con questo spirito viene licenziata la presente edizione con la speranza che ad uno studio meramente nozionistico, sopravvenga una analisi consapevole dei comportamenti dei protagonisti dell’ordine internazionale alla luce dell’imprescindibile e irrinunziabile idea di «giustizia» che deve sempre ispirare l’agire dell’essere umano, degli Stati e delle organizzazioni internazionali